Quando sei obbligato a uscire
Esci automaticamente dal regime forfettario quando:
- I ricavi dell'anno precedente hanno superato €85.000 (uscita dal 1° gennaio dell'anno successivo)
- I ricavi dell'anno in corso superano €100.000 (uscita immediata, dall'operazione che ha causato il superamento)
- Si verifica una delle cause di esclusione: assunzione di dipendenti con costo superiore a €20.000, partecipazione in società incompatibili, redditi da lavoro dipendente oltre €30.000
Quando conviene uscire volontariamente
In alcuni casi può convenire optare per il regime ordinario anche prima di essere obbligati:
- Costi elevati non deducibili: se la tua attività ha spese reali significative (affitto ufficio, attrezzature costose, collaboratori, trasferte), nel forfettario non le deduce nessuno — il regime è penalizzante rispetto all'ordinario dove deduci i costi reali.
- IVA a credito strutturale: se acquisti molti beni o servizi con IVA (es. computer, software, auto strumentale), nel forfettario non recuperi quella IVA. In ordinario la detrai.
- Clienti esteri o PA: in alcuni contesti avere P.IVA con IVA semplifica le relazioni commerciali internazionali.
- Crescita programmata: se prevedi di superare €85.000 entro l'anno, organizzare la transizione in anticipo evita imprevisti.
Come comunicare l'uscita
L'uscita volontaria si manifesta con il comportamento concludente: inizi ad applicare IVA nelle fatture e a tenere la contabilità ordinaria. Nella dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) non barri più la casella del forfettario e indichi il regime ordinario.
Non esiste una comunicazione preventiva obbligatoria all'AdE per l'uscita volontaria, ma è buona norma avvisare il proprio commercialista con anticipo.
Cosa cambia operativamente
Con il passaggio al regime ordinario:
- IVA: devi applicarla alle fatture emesse, tenere i registri IVA, fare liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali), presentare la dichiarazione IVA annuale
- Ritenute in uscita: diventi sostituto d'imposta e devi applicare ritenute d'acconto sui compensi che paghi a collaboratori autonomi
- ISA: sei soggetto agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ex studi di settore)
- Deduzioni: puoi dedurre i costi reali dell'attività (affitto, utenze, software, auto proporzionalmente, ecc.)
- IRPEF progressiva: al posto dell'imposta sostitutiva flat paghi IRPEF a scaglioni (23%-43%)
La transizione pratica: cosa fare nell'anno di cambio
- Aggiorna il software di fatturazione per emettere fatture con IVA
- Apri i registri IVA (acquisti e vendite)
- Fai un inventario dei beni strumentali acquistati nel periodo forfettario (non ammortizzabili, ma utili per la prima nota)
- Verifica con il commercialista le rimanenze di magazzino (se applicabile)
- Registra le fatture ricevute e non ancora pagate a cavallo dell'anno
- Imposta le scadenze delle liquidazioni IVA periodiche